Io sto con Marta!

a cura di Zeroassoluto | dicembre 13 | sfoglia l'archivio della rubrica
Io sto con Marta!

Io sto con Marta

un libro di GIORGIO PONTE

“Mi chiamo Marta Barbieri, sono siciliana e ho un talento naturale per incasinarmi la vita”. Se potesse dire la verità, sarebbe così che Marta, quasi-trentenne disoccupata di Palermo, si presenterebbe al colloquio con l’editore milanese da cui si aspetta di essere assunta. Ma dopo aver scoperto che la sua “grande occasione” è in realtà una bufala di dimensioni ciclopiche, Marta per non deludere i suoi, decide di non dire niente e di cercarsi un lavoro qualsiasi, in attesa di una nuova grande occasione. Da correttrice di bozze, a cameriera in un pub gay, a gelataia schiava del cono perfetto, Marta si ritrova, dopo sei mesi di bugie, a precipitare in una serie di eventi catastrofici quanto esilaranti, da cui sembrerà impossibile tirarsi fuori. A meno di non chiedere aiuto a un certo Santo… Io sto con Marta! è una comune storia speciale: quella di uomini e donne che si ostinano a lottare per il loro posto nel mondo. Marta li cerca, li trova e lotta con loro. Non smette di credere. E vince.

 

Giorgio Ponte è nato a Palermo nel 1984. Si è trasferito nel 2009 a Milano per realizzare il suo sogno di diventare scrittore. Io sto con Marta! è il suo primo lavoro. Abbiamo incontrato Giorgio e gli abbiamo rivolto alcune domande.

 

Chi è Giorgio Ponte?

Una specie di folle che ha attraversato l’Italia, dal profondo sud al profondo nord, alla ricerca della sua strada. E alla fine l’ha trovata.

 

Qual era?

Come spesso capita, la prima che avevo desiderato: raccontare storie. Ho avuto bisogno di lasciare questa strada per sette anni, per capire che la mia occasione di felicità era sempre stata lì.

 

Da dove nasce l’idea di Io sto con Marta!

Ho scritto Io sto con Marta! per due ragioni. Una era raccontare quello che avevo vissuto in quel primo anno a Milano. Ho provato sulla mia pelle come certe aziende campino sullo sfruttamento sistematico dei dipendenti, mentre fuori alimentano un’immagine pubblica da “Paradiso del lavoro”. Quando a Luglio mi ero licenziato dalla gelateria in cui lavoravo, giurai vendetta! Gran parte delle vicende che capitano a Marta sono accadute a me. La cosa divertente è che spesso sono le scene più assurde quelle in cui non ho dovuto aggiungere nulla. Il colloquio con l’editore, per esempio è una di queste.

 

E la seconda ragione?

Raccontare Milano. Quando sono arrivato qui ero un ragazzo del sud come molti, pieno di pregiudizi nei confronti di una città che da noi in Sicilia viene dipinta come grigia, triste e fredda. L’antitesi di tutta la nostra ‘sicilianità’. Ma la verità è che Milano è una signora che mostra la sua bellezza solo a chi ha la pazienza di scoprirla. E alla fine ti conquista perdutamente.

 

Quanto c’è in te di Marta?

Tutto. A parte il fatto che è una donna, naturalmente. Marta sono io, e io sono Marta. Scrivere come donna mi ha aiutato a staccarmi dalle mie esperienze, guardarle dal di fuori, metterle a servizio della storia. La cosa che più mi lusinga è il fatto che le donne che hanno letto il libro, il più delle volte non credano che sia stato scritto da un uomo. Merito delle molte donne della mia vita, immagino. Eppure in lei qualcosa di mascolino dev’essere rimasto, perché anche gli uomini la capiscono. Marta ama come una donna e lotta come un uomo.

 

 

Qual è il messaggio più importante che si cela dietro questa divertente storia?

Mai arrendersi. Solo chi ha la perseveranza, l’arroganza di credere che la vita può essere meravigliosa al di là di tutto quello che ci viene raccontato, ce la può fare. Meglio: può persino riderne. Ho voluto fare questo con Marta, ridere della situazione del lavoro, ma senza amarezza. Il concetto è: il mondo del lavoro fa schifo? Okay, cosa si può fare per sopravvivere?

 

Qual è il tuo narratore preferito?

Tanti e tutti diversi. Se restiamo sul genere commedia la Kinsella e la Bertola non le batte nessuno.

 

Tante persone ti hanno sostenuto in questo percorso. Lo scrittore Paolo di Paolo è una di queste.

Questa è una delle meraviglie della mia vita e uno dei miracoli che vengono fuori anche dalla storia di Marta: se si cerca il bene, troverai sempre qualcuno desideroso di sostenerti. I ringraziamenti nel libro sono infiniti, perché infinite sono le persone che mi hanno aiutato. Paolo è stato il primo serio professionista a credere nella mia scrittura, uno di quelli che oggi posso chiamare amico. Ma non l’unico. Mattia Signorini, Marco Missiroli e altri: persone oneste ed entusiaste che nonostante i successi non hanno dimenticato le difficoltà che incontra un autore esordiente.

 

Sei anche un insegnante. Che rapporto c’è tra insegnamento e scrittura?

Enorme. Insegnare è come raccontare delle storie. Devi trovare il linguaggio giusto, l’ordine adeguato delle cose da dire. Se sbagli il momento, se sbagli la successione dei concetti o il modo in cui li esponi, rischi di perdere un pezzo. Qualsiasi sia la tua materia, per affascinare i ragazzi devi essere capace di raccontarla bene.

 

Il tuo desiderio più grande?

Vedere Io sto con Marta! in una libreria vera. Toccarlo, tenerlo in mano, sfogliarne le pagine. Sapere che la mia storia, e il suo messaggio di speranza vanno dove io non potrò mai raggiungerli. E avere il tempo di raccontare tutte le altre storie che stanno aspettando nella mia mente.

 

Saluta i lettori di Zeroassoluto

Grazie per il vostro tempo. Spero che leggiate Marta e che la sua storia vi conquisti come ha conquistato me. Che la vostra vita sia sempre la storia più bella che avrete da raccontare!


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