L'arte è donna

a cura di Giovanni Celsi | gennaio 12 | sfoglia l'archivio della rubrica
L'arte è donna
Non è solo una questione di declinazione della parola. 
Le mostre che hanno delle protagoniste femminili sono immensamente viscerali. Scuotono qualcosa che solo la paziente e stoica sofferenza delle donne riesce a muovere. 

Fino al 29 gennaio non perdete l’occasione di immergervi nel mondo della – forse – unica pittrice italiana degna di nota, nella cornice di Palazzo Reale a Milano. 
La voce di Emma Dante leggerà cadenzata da lugubri note gli atti del processo per la violenza che Artemisia Gentileschi subì da parte di Agostino Tassi. Così si apre l’esposizione, in una stanza buia, con le loro lettere d’amore appese al soffitto, un letto sfatto, un pavimento scricchiolante. 
L’installazione che inaugura il percorso ci prepara alle atmosfere che attraverso oltre cinquanta opere svelano il Seicento visto da una donna forte ma violata, talentuosa e ambigua. Ricco di quadri violenti che tributano velati omaggi ai grandi maestri dell’arte italiana, l’allestimento a cura di Roberto Contini e Francesco Solanis rivela varie scene della decapitazione di Oloferne da parte di Giuditta passando ad icone come Cleopatra, Maddalena e persino autoritratti della pittrice stessa, ammiccante suonatrice di liuto. 

C’è tutta l’immensa ferita, l’odio, la rivalsa e la vanità delle donne in queste pennellate, un percorso che fino all’ultima opera turba e commuove attraverso quel sangue che riflette un’immagine di suprema bellezza.

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