In Time di Andrew Niccol, 2011

a cura di Silvana Dargenio | marzo 12 | sfoglia l'archivio della rubrica
In Time di Andrew Niccol, 2011
“Carpe diem”, scriveva il poeta latino Orazio, “confidando il meno possibile nel domani”. 

In una trasposizione moderna, o per meglio dire, futuristica dell’evoluzione umana, nel film “In Time”, il regista Andrew Niccol, elegge l’antico incipit oraziano a valore fondamentale della società, non più inteso come un invito a vivere pienamente il presente, ma come un vero e proprio atto di sopravvivenza, che è l’eterna lotta darwiniana alla evoluzione, o almeno ne rappresenta il suo fine ultimo. Se così fosse, seppure con fatica, il risultato di tale evoluzione sarebbe solo quella naturale estinzione del più debole che da sempre ha caratterizzato i mutamenti del genere umano. 
Ma il regista ben evidenzia, nel corso di tutta la narrazione visiva, come il valore dell’esistenza umana, si possa ridurre ad un puro sistema economico, dove il tempo, che scorre inesorabile in secoli, anni, minuti, secondi, rappresenta un prodotto di scambio, traducendo così, “alla lettera”, la famosa espressione “il tempo è denaro”. 
L’espediente utilizzato è originale: un timer sul braccio si accende al compimento del venticinquesimo anno, dopo il quale si smette di invecchiare ma si rischia la morte ogni qual volta il tempo a disposizione si esaurisce. Ma la misura della ricchezza non cambia in fondo l’eterno divario tra i ricchi che avendo secoli a disposizione saranno immortali, ed i poveri che vivono di attimi, spesso costretti a rubare. 
Il protagonista si pone come elemento di rottura e pur avendo avuto l’opportunità di un futuro certo, preferisce tentare di ristabilire quell’ ordine, economico, ma prima di tutto morale, etico, che è conquista di libertà tra gli uomini.

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