Woody Allen

a cura di Francesca Dargenio | marzo 14 | sfoglia l'archivio della rubrica
Woody Allen

“Ogni volta, quando un mio film ha successo, mi chiedo: come ho fatto a fregarli ancora?” (W.Allen) Mio Dio leggo Woody Allen e penso al genio della mente umana vestito da alienato, psicotico, disadattato. Ma infondo non è forse il ruolo dell’attore? Vestire d’altro se stesso e la propria anima quando si apre il sipario, quando si accendono le luci sul set e tutto ha inizio? L’impressione è che l’uomo Woody Allen (al secolo Allan Stewart Konigsberg) abbia condotto una manifestazione graduale di se stesso al mondo attraverso la pellicola, i testi teatrali, le battute comiche per la Tv. Porta alla luce quasi sempre lo stesso archetipo umano, il suo, rifiutato dalla scuola, a volte dagli stessi genitori, apparendo incomprensibile ai più, ne fa un punto di forza e d’ispirazione per le sue opere in cui ricorrono di continuo il tema della morte, della discriminazione razziale verso gli Ebrei (ricordiamo che W. Allen è di religione ebraica), dell’analisi e moltissime delle fobie da cui il regista/attore è affetto. Negli anni ottanta comincia ad inserire nei suoi film diversi riferimenti filosofici e dimostra il suo anticonformismo. I film di Allen non sono più solamente comici, ma portano con sé una componente riflessiva più marcata; la trama non è più solo un filo conduttore per legare un susseguirsi di gag e battute, ma assume un ruolo centrale nel film, diventando più studiata, arricchita da sottotrame romantiche e drammatiche.In questo periodo emerge una delle caratteristiche peculiari della cinematografia alleniana, che sarà d'ora in poi una costante, la riflessione sul ruolo stesso del regista, dell'autore e, più in generale, una riflessione sull'arte cinematografica, che daranno vita ad una serie di pellicole meta-cinematografiche e dai forti toni autobiografici. Solitamente il protagonista di queste pellicole è lo stesso Allen, ma nel tempo, con l'avanzare dell'età, ha talvolta ceduto il "suo ruolo": a John Cusack in Pallottole su Broadway (1994), Kenneth Branagh in Celebrity (1998), Jason Biggs in Anything Else (2003) e Will Ferrell in Melinda e Melinda (2004).

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