Se un computer pensa a un gatto

a cura di Francesco Balacco | luglio 12 | sfoglia l'archivio della rubrica
Se un computer pensa  a un gatto
Google non smette di stupire: dopo gli occhiali per la realtà aumentata, un altro progetto del gigante di Mountain View sbalordisce stakeholder e appassionati.

Una rete neurale, un cervello, fatto di processori in grado di “pensare”. Sono servite 1000 macchine e 16000 CPU per riuscirci, ma il “cervello” Made in Google è ora in grado di rielaborare informazioni in totale autonomia, senza input umano. Esaminando 10 milioni di video, estratti a caso da YouTube, l’algoritmo ha isolato il concetto di “gatto” come uno dei più presenti e condivisi.

Del resto i felini spopolano sul servizio di video sharing e le loro imprese casalinghe sono ammirate in quanto buffe o tenere.

Chi l’avrebbe mai detto che gli infiniti video di gatti e gattini sarebbero serviti al progresso della scienza?

 Eppure l’idea, per quanto simpatica, non dovrebbe stupire: è come se il cervello di Google, lasciato libero di apprendere, si sia fatto distrarre dai video che, almeno una volta, hanno distratto chiunque almeno una volta durante una ricerca su YouTube.


 Oltre ai felini, comunque, il 
cervello made in Google ha 
individuato altri 20.000 
“concetti” presenti sul 
servizio di video sharing, 
tra cui i volti umani.
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