"I Disarmati" ceti medi al crepuscolo

a cura di Francesca Dargenio | luglio 14 | sfoglia l'archivio della rubrica

Sono almeno tre milioni e 250 mila i professionisti in Italia che risiedono negli ordini professionali. Una bella percentuale di individui che caratterizzano il ceto medio come trasversale, poiché chi può dire se questi siano di destra o di sinistra?.

Franz Foti nel suo nuovo libro, “I disarmati”, non dispensa elogi per nessuno, o quasi.

Il giornalista e scrittore, nonché docente universitario, prova tuttavia ad individuare le responsabilità politiche della palude in essere e a tracciare una strada per la ripresa del ceto medio, la classe sociale degli estinti.

D: Chi sono i “disarmati”?

R: Sono tutti coloro che non hanno voce in questa fase prolungata di crisi. In particolare i ceti medi in quanto disarmati dal punto di vista professionale delle carriere all'interno delle aziende. Diversamente dagli operai questi non conoscevano la sofferenza a causa della perdita di lavoro, quindi hanno più difficoltà a stare dentro un'ottica di ristrettezza.

D: Che posto occupa e occuperà il ceto medio in europa? Continuerà ad ingrossare le file degli euroscettici?

R: Ancora per poco, non c'è più spazio per nessuno di essere scettici bisogna sporcarsi le mani. La crisi è tale che nessuno può chiamarsi fuori, grillini compresi. Una forza politica che si fonda sull'ombelico dei propri dirigenti, alla Passera per intenderci, non può produrre niente. Renzi è riuscito a sdoganare il voto per Renzi senza essere necessariamente provenienti dalla sinistra. Poiché il ceto medio ha una caratterizzazione di trasversalità risiede ovunque. Volerlo ingabbiare in un raggruppamento politico è vera banalità politica; chi può dire se tre milioni e 250 mila professionisti che risiedono negli ordini professionali siano di destra o di sinistra?

D: Quale futuro per il ceto medio?

R: Consiste in questo: mettere al centro il lavoro per la ripresa e la crescita. Nel ceto medio risiedono le intelligenze ed i saperi maggiori , le abilità progettuali, l'innovazione e la creatività. Un paese che non lo considera nucleo centrale di questa ripresa, che rinuncia a queste abilità è un paese che volge al declino. Incrociare la ripresa e l'occupazione significa offrire a questa classe sociale l'opportunità di ricostituirsi, anche se su basi nuove, prendendo in mano le sorti del paese anche dal punto di vista politico ed essere fonte di rinnovamento e radicale trasformazione.

D: E chi potrebbe rappresentare le istanze di questa classe sociale?

R: Quella che io propongo è la via dei riformatori: coloro che stanno cavalcando la post ideologia: Matteo Renzi è un post ideologico. E' il primo di una nuova serie di governanti che mette in soffitta la vecchia socialdemocrazia europea e nazionale. I piccoli partiti satelliti non sono utili dal punto di vista della costruzione di grandi blocchi di maggioranza, perché solo i grandi blocchi in Europa hanno voce in capitolo.

D: Dunque una crisi causata dalla presenza o dall'assenza dei partiti?

R: I partiti dovevano essere raccoglitore di consenso e idee, invece sono diventati nemici del popolo e hanno contribuito al declino etico ed economico di questo paese. Sarei ancora più duro.

D: Un avvenimento in cui ravvede l'inizio vero e proprio del declino del ceto medio?

R: Nel 2008 con la crisi internazionale, riassetto della finanza, riassetto delle imprese e delocalizzazione. La grande impresa sotto i colpi della crisi ha cominciato a rimaneggiare gli organici lasciando a casa gente di 40 anni: ingegneri, fisici e gente di alto profilo professionale senza più possibilità di rientro. 

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